mercoledì 16 luglio 2008

FESTINO 2008 TRE FERMATI PER AVER RIVENDICATO IL DIRITTO ALLA CASA

FESTINO 2008 ..
Tre fermati e denunciati solo per aver rivendicato il diritto ad informare i cittadini delle ragioni della protesta civile e pacifica per il diritto alla casa.
Un centinaio tra famiglie organizzate nel Comitato di lotta per la casa 12 Luglio ed attivisti della Rete sociale di sostegno hanno contestato la logica falsa di chi organizza il festino di Santa Rosolia per ottenere facile consenso politico. Una FESTA di immagine per l’amministrazione comunale che se ne frega dei bisogni dei POVERI..

NON SI VOLEVA GUASTARE LA FESTA A NESSUNO, tanto meno al popolo palermitano!…
Tant’è che si era già concordato con i responsabili dell’ordine pubblico che la pacifica occupazione dello spazio antistante il palco nell’atrio della cattedrale, sarebbe cessata prima dell’inizio dello spettacolo previsto, previa lettura del breve volantino di illustrazione delle ragioni della protesta.
Si era stati, persino, autorizzati a sfilare prima dei carri e dei cordoni delle forze dell’ordine.
Poi, all’improvviso, i responsabili dell’amministrazione hanno negato l’autorizzazione ed hanno chiesto alle forze dell’ordine di intervenire.
Ciò ha portato ad un breve parapiglia sotto il palco ed al fermo e successiva notifica di denuncia per tre attivisti, fra cui Toni Pellicane, portavoce storico del Comitato di lotta 12 luglio.
La verità è che la giunta non poteva consentire che si leggesse un breve comunicato che denunciava con chiarezza l’inettitudine e la sfrontatezza di una amministrazione che ha lasciato incancrenire i problemi della città, in primo luogo le gravissime emergenze sociali.
CHIEDIAMO ai cittadini tutti, agli intellettuali, agli artisti, ai soggetti politici e sociali di SCHIERARSI DALLA PARTE DEI BISOGNI della parte debole ed indifesa del popolo palermitano. DI MOSTRARE SOSTEGNO ed APPOGGIO concreto ad una lotta per i diritti e la dignità che va avanti da oltre sette anni, con coraggio e coerenza.
Ci sono stati già importantissimi attestati di appoggio e adesione alle nostre richieste
IN PRIMISSIMO LUOGO, l’APPELLO dell’ARCIVESCOVO ROMEO perché CASA e LAVORO, non rimangano diritti negati e perché riparta il tavolo di trattativa.
LUNEDI prossimo 21 luglio era stato accordato un nuovo incontro con l’amministrazione comunale a patto e condizione che non si turbasse il festino…
Bel modo d’impostare un dialogo sociale serio….!!Noi sfidiamo l’amministrazione per il 21 luglio.
Per noi l’incontro si deve fare..Saremo all’appuntamento, chiediamo a quanti più cittadini possono di venire con noi.
Se l’amministrazione diserterà l’incontro mostrerà all’opinione pubblica tutta la sua incapacità ed inadeguatezza ed allora sarà meglio che vada a casa,, Noi continueremo la nostra lotta peri diritti,, Non ci faremo fermare, né intimidire dalle provocazioni, dalle minacce, dalle denunce,
COMITATO DI LOTTA PER LA CASA,12 LUGLIO.
RETE SOCIALE DI SOSTEGNO.


ALLEGHIAMO IL TESTO del VOLANTINO che abbiamo distribuito e dovevamo leggere dal palco.

Vogliamo DENUNCIARE, CON FORZA, ai cittadini presenti,
lo SCANDALO di una AMMINISTRAZIONE COMUNALE che da 7 ANNI ha gestito la città a colpi di immagine e che, seppure, ha ridimensionato le uscite per i grandi eventi, ha lasciato incancrenire tutti i gravi problemi sociali della città.
Siamo in una città dove le emergenze sociali, sono immense, dove ogni giorno si sfiora il dramma o la tragedia, la gente è spesso spinta all’illegalità per sopravvivere, ed i diritti negati diventano favori da elemosinare alle segreterie dei politicanti di turno, dove speculatori ed affaristi, spesso legati a circuiti criminali, cercano di sfruttare i bisogni della gente, barattando favori per soldi e voti.
TUTTO CIO’ E’ INACCETTABILE !
E’ UNA INTOLLERABILE OFFESA ALLA MISERIA del POPOLO PALERMITANO, NON AVERE COSTRUITO NESSUNA SOLUZIONE CONCRETA per IL DRAMMA dell’EMERGENZA ABITATIVA !

Diceva San Paolo che la CASA è il PANE per i poveri….!
E Palermo ha un tasso di povertà che sfiora il trenta per cento,, ciò significa che trenta nostri fratelli e sorelle su cento, uomini, donne, giovani, vecchi, bambini, devono faticare per sopravvivere in maniera appena accettabile….,
CONTINUIAMO LA LOTTA per IL DIRITTO alla CASA e per i DIRITTI SOCIALI.
Protestiamo e protesteremo contro la mancanza di risposte concrete da parte dell’amministrazione comunale sull’emergenza abitativa a Palermo.
L’amministrazione comunale, ma anche la Prefettura di Palermo, hanno riconosciuto lo stato di emergenza abitativa, tanto che è stata approvata e varata una lista d’emergenza abitativa, dove sono presenti oltre 200 famiglie…
DENUNCIAMO ALL’OPINIONE PUBBLICA l’enorme ritardo e la lentezza con cui si affrontano i problemi sociali più brucianti.
L’obiettivo è di far stancare ed esasperare le famiglie, dividendole ed indebolendole.
MA NON RIUSCIRANNO A STANCARCI. NESSUNO PUO’ ACCUSARCI DI LEGGEREZZA e di MANCANZA di RESPONSABILITA’, attueremo tutte le forme di lotta e di mobilitazione popolare per il diritto alla casa e di tutti i diritti sociali fondamentali.

sabato 12 luglio 2008

L'indiano schiavo in Padania ucciso dalla fatica

12/7/2008 (8:26) - REPORTAGE
L'indiano schiavo in Padania ucciso dalla fatica
Un gruppo di sikh nella Pianura Padana

I datori di lavoro indagati: omicidio volontario

FRANCESCO SPINI
INVIATO A VIADANA (Mantova)

Un soccorso arrivato troppo tardi, un'agonia andata avanti due ore e più sotto un sole che non dà respiro. Era clandestino, Vijay Kumar, era indiano e non doveva morire in quel campo: l'agricoltore sarebbe finito nei guai. Ci è finito lo stesso, decisamente di più.

Vijay Kumar, 44 anni, raccoglieva meloni e angurie nella breve e intensissima stagione estiva. Il 27 giugno la giornata era iniziata come tutte le altre a Viadana, nella bassa mantovana, solo il Po a dividerla dalla Brescello di Peppone e Don Camillo: sveglia all’alba e poi nei campi della contrada Salina per guadagnarsi quegli otto euro che gli davano - chissà quanti erano realmente per lui - per spaccarsi la schiena.
Finché tra le quattro e mezza e le cinque il sole e la fatica lo piegano: un infarto e Vijay crolla a terra. Ma non muore subito. Lo lasciano in mezzo al campo a rosolare, perché Vijay non doveva essere soccorso lì: lavorava in nero, sarebbe successo un macello.
Per questo ora i padroni della tenuta agricola dove Vijay lavorava - Mauro Costa e la moglie - sono accusati di omicidio volontario e omissione di soccorso.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti alcuni colleghi di Vijay sarebbero stati mandati a prendere una loro automobile per portare via dai loro campi quell'uomo diventato ormai troppo ingombrante. La macchina arriverà, ma solo dopo oltre due ore. I suoi colleghi - sarebbe stata presente anche la moglie di Costa - lo trasportano poco lontano, in uno spiazzo a fianco di una roggia, all'ombra del granturco che costeggia via Bordenotte. E allora, e solo allora, chiamano soccorso.
Sono quasi le otto, l'agonia di Vijay è infinita. Per primo arriva un medico di base e lo trova malmesso ma ancora vivo. Tenta di rianimarlo, fa chiamare il 118. Quando arriva l’ambulanza, però, Vijay è già morto sotto questo afoso cielo bianco della Padana riarsa. Un secondo infarto sembra gli sia stato fatale.
Chiarirà tutto l’autopsia, disposta per il 15 luglio.
I carabinieri, l’ispettorato del lavoro di Mantova e la polizia locale ricostruiscono il tutto nel corso di un blitz condotto nei giorni scorsi nell'azienda agricola: trovano 13 compagni di fatica di Viay, quattro in nero, tre senza permesso di soggiorno, altri reclutati illegalmente.
Molte reticenze, tanti «non so, non ricordo», ma qualcuno confida il trattamento riservato al compagno. Le autorità denunciano i Costa dapprima per omicidio colposo, ieri trasformato in volontario.
Chiamano in causa pure il «caporale» di turno, che qui porta il nome ottocentesco di Cooperativa Facchini Vitelliani.
Questa, guidata dal presidente Giuliano Minghetti, è accusata di somministrazione irregolare di lavoratori. Costa per il momento dovrà pagare 90 mila euro di sanzione e 200 giorni di contributi non versati.
Per ritrovare Le tracce di Vijay in questa terra «dove l’11% della forza lavoro è extracomunitario, ma mai era accaduta una cosa del genere, siamo sconvolti», come dice il sindaco Pd Giovanni Pavesi, bisogna spostarsi solo qualche chilometro da dove è morto, alla frazione Cavallara, in via Bugno.
Lì gli italiani fan finta di non averlo mai né visto né conosciuto; al contrario Memipal, connazionale indiano di 28 anni («Ma io lavoro in fabbrica»), se lo ricorda bene. «Viveva in quella casa là con suo fratello Baljit, che avrà quarant'anni e che adesso è in India, è partito prima che succedesse la tragedia».
Ora Baljit dovrà trovare le parole giuste per spiegare la morte di Vijay alla vedova che con i due figli era sempre rimasta a Begampur, nella regione del Punjab da dove era partito il sogno di Vijay.
Al campanello di questa casa isolata al limitare di un bosco di pioppi non risponde nessuno. È mezza diroccata, ha molte finestre murate. In mezzo allo squallore, dal tetto, spuntano due antenne paraboliche per restare collegati con casa, con l'India.
Alla cascina dei Costa, tutto tace. Restano i carretti carichi di angurie, un'Audi parcheggiata sotto le volte. Mauro non c'è, sua moglie neppure. C'è la figlia che la prende male: «Non dico niente. State ingigantendo tutto, state solo sputtanando mio padre».
Cala la sera su Viadana e su Salina. Sfrecciano le biciclette degli indiani e di qualche turista. Sul luogo della morte di Vijay, nemmeno un fiore.

mercoledì 2 luglio 2008

Intervento di Marco Travaglio

Buongiorno a tutti. Oggi siamo in trasferta a Milano, perché stiamo finendo un libro sulle leggi vergogna e sul regime che ci si sta apparecchiando davanti. E quindi vi invito tutti quanti a seguire sul blog di Beppe, sul blog di Micromega, sul blog Voglioscendere gli aggiornamenti e le novità sulla grande manifestazione che si terrà a Roma. Le adesioni sono talmente tante che è stata spostata da piazza del Pantheon a piazza Navona. 8 luglio, ore 18.00, tutti a Roma.

Detto questo, parliamo di una delle ragioni fondamentali per le quali non è solo opportuno, ma giusto e doveroso scendere in piazza per far sentire la propria voce. Ed è il cosiddetto lodo Alfano, o lodo Schifani bis, o comunque lodo Berlusconi – non si sbaglia mai.
È un lodo che potrebbe essere chiamato lodo Orwell; lodo “Fattoria degli animali”. Ricordate forse che nella “Fattoria degli animali” c’era una specie di animali più uguali degli altri. Erano i maiali. Noi avremo, quando e se sarà sulla Gazzetta Ufficiale il lodo Alfano/Berlusconi/Schifani bis, quattro cittadini italiani che saranno più uguali degli altri. E saranno il presidente della Repubblica – che non l’ha mai chiesto - , il presidente della Camera – che peraltro non l’ha mai chiesto -, il presidente del Senato – che non si sa bene se l’abbia chiesto, ma è lo stesso che aveva dato il nome al lodo numero uno, Schifani – e poi soprattutto abbiamo quello che lo chiede da secoli e cioè il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il quale ha tanti processi quanti ne bastano per tutte le alte cariche dello Stato, cioè quattro. Non vuole essere processato. Sono fatti suoi. Ci doveva pensare prima, quando si è candidato da imputato. Se uno si candida da imputato, è ovvio che quando viene eletto rischia anche che arrivi una sentenza. E una volta su due può essere una condanna. Dice: “ma mi hanno votato”. “Sappiamo che ti hanno votato. Ma ti hanno votato pensando che ti saresti fatto processare”. Altrimenti bisogna dire in campagna elettorale: “votatemi, perché così non mi processerà più nessuno. Votatemi perché, io la intenderò come una assoluzione”. In realtà votare uno vuol dire “vai a governare e occupati dei nostri problemi”, non vuol dire “vai a governare e occupati dei cazzi tuoi”. Così invece lui la interpreta, all’insaputa dei suoi elettori e anche dei suoi [colleghi]. Il lodo, dunque, è la riedizione – riveduta e corretta, o corrotta – del lodo Schifani del 2003. Schifani, in realtà Schifani-Maccanico, perché la sinistra aveva prestato allora un consulente al centro-destra: Antonio Meccanico, che è sempre a disposizione quando si tratta di fare favori a Berlusconi. Aveva escogitato questa formula per la quale le cinque alte cariche dello Stato, all’epoca c’era anche il presidente della Corte Costituzionale, che non ne aveva bisogno, non rispondono dei loro delitti. Né quelli legati alla funzione, né quelli estranei alla funzione, né quelli commessi durante il mandato, né quelli commessi prima del mandato, fino al termine del mandato. Diceva il lodo Maccanico/Schifani che se uno poi cambia funzione passando dall’una all’altra di quelle cinque poltrone senza mettere mai i piedi per terra, praticamente rimane invulnerabile, finché non mette piede a terra. E quindi, se uno passa dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Camera, dalla Presidenza della Camera alla Presidenza del Senato, dalla Presidenza del Senato alla Presidenza della Corte Costituzionale, dalla Presidenza della Corte Costituzionale alla Presidenza della Repubblica, praticamente ha una trentina d’anni di immunità. E se ne ha già settanta, diciamo che arriva oltre i cento.
Quel lodo durò sei mesi, serviva a Berlusconi a sospendere i suoi processi durante i sei mesi della presidenza italiana dell’Unione Europea. Ricordate quel meraviglioso semestre aperto da Berlusconi con in discorso del kapò, dove esordì al Parlamento Europeo presentando il suo biglietto da visita dando del nazista a un socialdemocratico tedesco. Che è notoriamente antifascista, a differenza di Berlusconi che è invece alleato con i fascisti e i nazisti che ci sono per le strade.
Passati i sei mesi intervenne la Corte Costituzionale che fulminò il lodo Maccanico Schifani in quanto violava una serie di articoli della Costituzione. Ciampi non se ne era accorto. Infatti lo aveva firmato e fece una brutta figura. Ed espose a una brutta figura anche l’istituzione che rappresentava, la Presidenza della Repubblica, che dovrebbe essere garante della Nazione.
Ora, la situazione rischia di ripetersi tale e quale con Napolitano, se Napolitano firmerà questo lodo. Che secondo tutti i giuristi e costituzionalisti è incostituzionale e quindi è ad alto rischio di una bocciatura della Consulta. Se il Capo dello Stato lo firma e la Consulta lo smentisce, non è una bella figura per il Capo dello Stato. Speriamo che cominci a non firmare qualcosa.
Perché non è legittimo questo lodo? Intanto perché c’è un problema sul quale non c’è tanto da discutere. O è così, o è così. È l’articolo tre della Costituzione della Repubblica Italiana. Che recita: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, razza, religione … condizione di vita personale e sociale”. Cioè non importa quello che fai, il mestiere che fai, la carica che ricopri. Davanti alla legge sei uguale a tutti gli altri. Questo dice l’articolo tre della Costituzione. Il lodo cosa fa? Non tocca l’articolo tre. Anzi, non tocca nemmeno la Costituzione. È una legge ordinaria. Scritta dal Consiglio dei Ministri. Cioè scritta da Berlusconi e dai suoi avvocati, ovviamente. Fatta firmare dal ministro Alfano, che firma tutto e che ci mette anche la faccia. Tanto l’avete vista la faccia che ha. Una legge ordinaria che pretende di derogare a principi della Costituzione. Per giunta ispirata a una legge già bocciata anche quella dalla Corte Costituzionale. Voi vi rendete conto che siamo completamente fuori da qualunque ambito. Se vuoi modificare la Costituzione, segui la Costituzione che ti insegna ciò che devi fare per modificare la Costituzione. L’art. 138 dice che ci vuole la maggioranza dei due terzi del Parlamento, altrimenti i cittadini, prima che vada in vigore la riforma costituzionale, devono essere chiamati al referendum confermativo. Non c’è il quorum. Quindi anche se andiamo a votare in tre e due votano no, la legge costituzionale che non ha avuto i due terzi del Parlamento non passa. A meno che, appunto, non si abbia una maggioranza talmente ampia, di due terzi del Parlamento, nel qual caso i cittadini non vengono chiamati ad approvarla. È quello che è successo con la legge sul federalismo, la devolution di Bossi, che abbiamo bocciato due anni fa nel referendum confermativo e quindi non è entrata in vigore. Se non c’è questa ampia maggioranza, il Parlamento deve fare comunque doppia lettura – Camera/Senato, Camera/Senato – ma si va al referendum confermativo. Questi non lo vogliono fare. Forse nemmeno il Partito Democratico, pur ridotto come lo vediamo, sarebbe disposto a dare i suoi voti al lodo. Magari avrebbero molta voglia di farla, alcuni, una porcata del genere, ma hanno paura dei loro elettori. Almeno di quelli che gli sono rimasti temendo che vadano tutti con Di Pietro, cosa che sta avvenendo almeno in parte.

Quindi i due terzi in Parlamento non li ottengono per il lodo, per una legge costituzionale. E allora fanno una legge ordinaria. Presentata al Consiglio dei Ministri e poi approvata probabilmente entro luglio/agosto oppure ai primi di settembre, tanto non c’è fretta perché il processo più prossimo alla conclusione, cioè il processo Mills lo hanno sospeso con la legge blocca processi. Quindi per un anno non si parlerà della sentenza. E intanto loro fanno il lodo, con legge ordinaria, per modificare i principi della Costituzione. Questa è la principale ragione per cui questo lodo è incostituzionale. Quattro persone dichiarata più uguali degli altri con una legge ordinaria. A maggioranza semplice. Ma poi non c’è solo questo, perché questi analfabeti dicono: “ah ma noi questa volta il lodo lo abbiamo fatto rispettando ciò che la Corte Costituzionale ha detto bocciando l’altro”. Non l’hanno letta forse la sentenza della Corte Costituzionale del 2004, perché dice esattamente il contrario di ciò che dicono loro nel nuovo lodo. Quali sono le differenze tra il lodo Alfano di oggi e il lodo Schifani del 2003? Pochissime. La prima è che sospende tutti i processi e le indagini a carico di quattro alte cariche, anziché cinque: Capo dello Stato, capo del Governo, presidenti di Camera e Senato. Secondo, e questa è la differenza più importante. Non è reiterabile per due legislature. Vale solo per una legislatura. All’interno di una legislatura, se cade il governo e tu rifai il presidente del Consiglio, mantieni l’immunità anche due volte, ma sempre all’interno della legislatura. Se nella legislatura muore il presidente della Repubblica, o sta male, o si dimette, o succede qualcosa e il presidente del Consiglio diventa presidente della Repubblica, mantiene, si porta dietro l’immunità, anche se la carica è diversa, perché tutto avviene nella legislatura. Nella prossima, se Berlusconi dovesse pensare di diventare presidente della Repubblica nella prossima legislatura, lì, secondo questo lodo, non potrebbe essere impunito. Ma naturalmente cosa farebbe? Se diventa presidente della Repubblica è perché la maggioranza del Parlamento è sempre la sua. Ma se la maggioranza del Parlamento è sempre la sua, fa un emendamento al lodo e gli proroga l’immunità per tutta la durata della carica. Cambiano le regole in corso d’opera. Sarebbe mica la prima volta. In ogni caso, ora come ora non lo potrebbe fare. È questo è l’unico aspetto positivo. Per il resto non vengono rispettate nessuna delle condizioni che aveva posto la Corte Costituzionale. Perché aveva detto intanto che non si può fare un fritto misto delle cariche mettendole tutte nell’impunità. Il presidente della Repubblica è una carica monocratica che rappresenta tutta la Nazione, i presidenti delle camere sono cariche collegiali, nel senso che rappresentano un’assemblea. Il presidente del Consiglio rappresenta un consiglio dei Ministri. Che differenza c’è tra il presidente del Consiglio e gli altri ministri? Che differenza c’è tra il presidente della Camera e gli altri deputati? Che differenza c’è tra il presidente del Senato e gli altri senatori? Allora tanto varrebbe avere il coraggio, ma non ce l’hanno perché hanno paura della furia popolare contro la casta, di ripristinare l’autorizzazione a procedere per tutto il Parlamento. Si prendano la responsabilità di dire: “noi prendiamo mille persone, le mettiamo lì dentro. Possono fare quello che vogliono e anche se ammazzano la suocera non gli succede niente”. Non hanno il coraggio di farlo, perché? Perché Berlusconi la vuole per sé l’immunità e ci mette altre tre cariche per confondere un po’ le idee.
Sarebbe molto meno incostituzionale ripristinare l’articolo 68 come pensato dai padri costituenti. Naturalmente, i padri costituenti, l’articolo 68 che concedeva l’immunità parlamentare non l’avevano concepito per proteggere i potenti dalle conseguenze dei loro reati penali, dei loro delitti comuni. L’avevano concepito per proteggere eventuali politici di opposizione che facessero scioperi, occupazione delle terre, blocchi stradali, interruzioni di treni per fare delle manifestazioni protesta, manifestazioni sindacali, contadine, picchettaggi, manifestazioni operaie. In quei casi a uno può scappare una parola o un gesto di troppo, metti che trovi un giudice troppo legato al potere o al governo che usa queste accuse per reati politici, di opinione, per colpire un esponente dell’opposizione ecco che i Costituenti, temendo una magistratura, come ai tempi del fascismo, molto collegata con il potere, hanno dato questa tutela ai politici delle minoranze per poter esercitare al massimo l’opposizione al potere costituito. Questo era lo spirito dell’autorizzazione a procedere. L’avevano trasformato, nel corso degli anni, in un salvacondotto, in un’autorizzazione a delinquere non in un’autorizzazione a procedere. Per cui chi stava in Parlamento poteva rubare, mafiare, truffare, violentare, fare quello che voleva e il Parlamento lo copriva. Per questo fu abolito nel ’93: gli stessi politici, sputtanati dallo scandalo di Tangentopoli, tentavano di recuperare un minimo di credibilità spogliandosi di uno dei più vergognosi privilegi che si erano assunti abusando di quell’autorizzazione a procedere diventata una automatica immunità, mentre non era così. Nella Costituzione c’era scritto che solo in caso di una dimostrata persecuzione politica si poteva dire di no. E’ ovvio che la persecuzione politica poteva riguardare solo reati politici, di opinione, ideali non certamente uno che ha messo le mani in tasca a un altro. Quello con la politica non c’entra niente. Non hanno il coraggio di ripristinare l’articolo 68 perché salverebbe tutta la casta. Vogliono salvare solo Berlusconi, quindi fanno una legge ordinaria che proprio perché ordinaria non è costituzionale. Diventa incostituzionale perché dice il contrario della Costituzione, a meno di non stabilire che fra il lodo Alfano-Schifani-Maccanico-Berlusconi e la Costituzione quella incostituzionale è proprio la Costituzione. Prima o poi ce lo racconteranno, ne stanno dicendo di tutti i colori. L’unica differenza rispetto al lodo già bocciato è che questa volta vale per una sola legislatura ed è rinunciabile, nel senso che se io, Capo dello Stato, vengo accusato da Berlusconi di essere un molestatore sessuale, ne ha dette di tutti i colori e potrebbe aggiungere pure quella, parte un’indagine e viene bloccata in base al lodo per tutta la durata del Presidente della Repubblica, quello potrebbe dire: “dato che io non sono un molestatore voglio immediatamente essere giudicato e assolto, perché quello se l’è inventato!”. Invece, prima te la dovevi prendere per sette anni la sospensione del processo, anche se non volevi. Adesso, invece, è rinunciabile tanto Berlusconi non rinuncia. Che costa mettere “è rinunciabile”? Per il resto non ci sono differenze e ci sono tutte le ragioni per le quali la Corte ha già bocciato una volta il lodo. Per esempio: diceva che il lodo non può essere generale nel senso che non può sospendere i processi per tutti i reati. Vediamo. La Corte diceva “non si possono sospendere i processi per i reati commessi in qualunque epoca sia extra funzionali – cioè estranee alle attività politiche e istituzionali – sia funzionali – cioè collegati”. Se io ho fatto una legge, assunto una persona, assegnato un appalto e mi viene contestato, quello è un possibile delitto funzionale legato alla mia attività politica. Può avere un senso che mentre io ricopro la mia funzione politica, per i miei atti politici non venga chiamato a rispondere finché non ho finito la carica. Ma se io in passato ho rapinato una banca e lo si viene a sapere quando sono Presidente del Consiglio… beh quello non è funzionale perché non c’entra niente con l’attività politica rapinare le banche, pare. Se io addirittura ho un processo per avere rapinato una banca e, dopo il mio rinvio a giudizio per rapina in banca, mi candido alla presidenza del Consiglio divento Presidente del Consiglio, questo è ancora più assurdo. Poi non mi posso meravigliare, quando lo sono diventato, che il processo vada avanti e che alla fine mi possano condannare per la rapina in banca! Sono fatti miei privati che per giunta conoscevo prima. Che c’entra la politica, la funzione, l’Istituzione? Questo diceva la Corte e su questo non si fa nessun riferimento. Perché? Perché Berlusconi è stato rinviato a giudizio per corruzione del teste Mills e si è chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione di Saccà prima che diventasse Presidente del Consiglio, non dopo! Non è un agguato che gli capita perché è diventato capo del governo, è lui che è diventato capo del governo dopo essere stato imputato. Secondo, sono due fatti suoi privati: le ragazzine di Rai Fiction, a tutti piacciono le ragazzine ovviamente, saranno fatti suoi purchè non le faccia pagare dalla Rai cioè da noi con il Canone, ma non c’entrano niente con la posizione di Presidente del Consiglio o capo dell’opposizione. Sono fatti privati, esattamente come sono fatti privati gli impicci di Mediaset con il suo consulente Mills, le false testimonianze, i soldi che sono stati dati a Mills. Sono fatti privati precedenti alla carica. E su questo non si fa distinzione. C’è un costituzionalista, bravissimo, Michele Ainis, che dice: “ma qui se il Capo dello Stato impazzisce e ammazza la suocera o la moglie, noi non lo possiamo più schiodare di lì per sette anni, perché il processo non si fa e nello stesso tempo non c’è nessun modo per mandarlo via di lì, se non se ne va lui spontaneamente”. Metti che un presidente della Camera o del Senato con la macchina arrota un pedone sulle strisce. I familiari avranno pure diritto ad avere giustizia, devono aspettare che finisca la carica? Che legame c’è fra il fatto che uno è presidente del Senato o della Camera e il fatto che ha steso una persona con la macchina perché è un pirata della strada o perché si era distratto o aveva bevuto? Dice: ma le vittime si potranno rivalere in sede civile. Certo, ti ammazzano un parente e tu vai da un giudice civile a chiedere qualche euro di danni. E il penale non si fa o si farà? E quando si farà? L’altro è l’automatismo: non c’è qualcuno che vaglia le accuse, che dice “per questo caso lo rendiamo immune, per quest’altro no perché non c’entra niente con la politica”. E’ tutto automatico. E questo automatismo non prevede filtri dell’ammissibilità o meno della richiesta di sospendere, anzi non prevede nemmeno la richiesta di sospendere perché sospende i processi senza che tu lo chieda a meno che non rinunci. E questo la Corte Costituzionale lo chiedeva. Ecco un’altra ragione per cui questa norma è incostituzionale. E poi c’è comunque, alla fine, il diritto delle vittime ad avere giustizia subito, come tutte le altre. Non tu sei vittima di serie B perché hai avuto la sfortuna di subire un reato da un’altra carica o da uno che poi è diventato un’altra carica. Il principio di ragionevole durata del processo è stato messo nella Costituzione all’articolo 111, poi questi già durano un’eternità e tu li allunghi ancora di cinque anni per il capo del governo e i presidenti delle camere, per sette per il Presidente della Repubblica e quando li fai? Dov’è la ragionevole durata, se li rinvii di cinque o sette anni? E se la vittima nel frattempo muore? Non le avrai dato giustizia. E’ ragionevole durata? Infine, l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge anche in qualità di imputati. Se io sono imputato voglio essere giudicato esattamente come l’imputato Presidente del Consiglio. Anzi, per la verità io pretenderei che il Presidente del Consiglio fosse più controllato e che ci fossero degli strumenti più severi e stringenti nei suoi confronti perché lui deve dare il buon esempio, è lui che fa le leggi. Non io privato cittadino. Invece, paradossalmente, Di Pietro gli ha dato del “magnaccia”, termine tra l’altro tecnicamente ineccepibile: quando uno gestisce ragazze facendole pagare, dalla Rai tra l’altro cioè dagli italiani… vogliamo chiamarlo “prosseneta”, “pappone”, “lenone”? Quando Di Pietro, tecnicamente corretto anche se con un termine un po’ demodé della Roma anni Sessanta, ha definito le attività, con quelle che il Cavaliere chiama elegantemente “le mie fanciulle” per distinguerle dalle “mie bambine” che sono invece le ministre, da “magnaccia” succede il finimondo. L’avvocato Ghedini annuncia che Berlusconi querela Di Pietro. Se, però, Di Pietro vuole querelare Berlusconi lo può fare ma il processo no si fa perché Berlusconi è immune. C’è addirittura un signore che usa i tribunali per trascinarci gli altri e quando gli altri vogliono trascinarci lui non si può! A me ha fatto causa civile Schifani, se io volessi denunciare Schifani non potrò, perché c’è uno che è immune con uno scudo spaziale che lo avvolge per la durata del suo incarico che se la prende con me, privato cittadino, che non ho più gli stessi diritti che ha lui nei miei confronti, quindi non lo posso in tribunale penale a rispondere delle infamie che dice in questo atto di citazione nei miei confronti. Questo è il punto fondamentale. Naturalmente ci stanno raccontando che in tutto il mondo c’è già il lodo Schifani, il lodo Alfano, il lodo Berlusconi. Non esiste Paese al mondo dove il Presidente del Consiglio, primo ministro o premier, chiamiamolo come vogliamo, abbia l’immunità. L’immunità è prevista per i sovrani, la Regina d’Inghilterra e il re di Spagna, per il Capo dello Stato in Francia e non per legge ma per interpretazione. E riguarda Chirac che era accusato di fare assunzioni fittizie al comune di Parigi quando era sindaco ed è stato raggiunto da questo processo quando già era Presidente della Repubblica. Si è sospeso e adesso lo processano, ché è uscito dall’Eliseo. Reato funzionale, collegato alla carica che esercitava di sindaco di Parigi, processo nato dopo l’elezione. Se fosse nato prima non l’avrebbero certamente candidato alla presidenza della Repubblica ben sapendo che dopo avrebbe potuto essere processato e condannato. Stiamo parlando di situazioni completamente diverse. In ogni caso Chirac è il Capo dello Stato e non il primo ministro. Il primo ministro non è immune in nessuna parte del mondo, anzi in Francia il primo ministro e gli altri ministri non possono essere parlamentari, quindi possono essere pure arrestati perché non hanno nemmeno l’immunità dall’arresto che hanno i parlamentari. Pensate le balle che vi raccontano. Ci sono Capi di Stato che vengono processati e stanno pure zitti, tipo Clinton che ha subito sette indagini e tre processi. Tipo Nixon, che ha subito un’indagine e si è dimesso, tipo Reagan, che ha subito tre indagini. Il presidente della repubblica di Israele, Katzav, presidente di una repubblica che è in guerra da quando è nata, si è dimesso l’anno scorso perché indagato per molestie sessuali ai danni di alcune dipendenti del suo ufficio, di alcune segretarie. E oggi si sta parlando anche delle possibili dimissioni, che forse avverranno dopo l’estate, del primo ministro Olmert, di un paese in guerra come Israele, coinvolto in un caso di fondi illeciti al partito. Ecco, lì, per evitare processi e condanne di un’alta carica dello Stato, risolvono il problema alla radice: se sei imputato non ti candidi; se vieni imputato dopo che sei stato eletto, ti dimetti. Da noi, invece, se sei stato imputato prima di venire eletto, ti candidi lo stesso, se vieni imputato dopo che sei stato eletto, abolisci i tuoi processi e poi dici anche che è colpa dei giudici.
Come dice sempre quel vecchio detto catalano: ci pisciano addosso e ci raccontano che sta piovendo.
Passate parola. Ci vediamo l’otto luglio in piazza Navona, a Roma alle ore 18.00, contro il regime delle leggi vergogna.

lunedì 30 giugno 2008

Carta Regionale



CARTA REGIONALE
Un’altra Storia - Sicilia
2



Un’altra Storia


Una carta regionale per la SICILIA


L’idea di una profonda riforma dei contenuti e dei metodi della politica nel
nostro Paese non è solo patrimonio di avanguardie, più o meno illuminate,
ma vive ormai delle percezioni di ampi strati sociali.
La dimensione nazionale di questo processo, forse ancora abbastanza
latente ma probabilmente inesorabile, si rende necessaria in una fase in
cui molti principi dell’Unità nazionale, sanciti nella nostra Carta
Costituzionale, vengono messi pesantemente in discussione. Del pari, il
valore aggiunto al quadro nazionale dato delle esperienze delle Autonomie
Locali spesso viene ridotto a un ammasso indistinto di istanze egoistiche
che piuttosto che mettere a valore le diversità, in ambito nazionale ed
internazionale, tendono ad arrestare processi d’integrazione sociale,
economica e culturale, oggi più che mai decisivi per lo sviluppo civile e
democratico di qualsiasi Paese. Per questo, e per tanto altro, non è
possibile lasciare il tema delle Autonomie locali, spesso inglobato in
generiche costruzioni definiti federalismo, a chi persegue politiche di
disgregazione che accentuano una competitività basata su valori egoistici
e contrapposti.
L’Altra Storia di Rita Borsellino, e delle tante donne e dei tanti uomini che
operano per un reale cambiamento, vuole valorizzare l’apporto dei territori
e delle Regioni all’interno di quel quadro nazionale, valoriale ed
istituzionale, che ci hanno consegnato i Padri Costituenti dopo la
liberazione dal nazi-fascismo.
Tuttavia, non si tratta solo di pensare un apporto di tipo istituzionale,
peraltro complessivamente mancato in tanti anni di Autonomia Speciale
della Regione Siciliana che ha prodotto risultati spesso oscillanti tra un
incoerente rivendicazionismo economico, finalizzato al finanziamento di
3
strumenti di consenso attraverso politiche clientelari, e la sostanziale
accondiscendenza a sistemi politico-affaristici e mafiosi.
L’idea guida dell’Altra Storia siciliana prevede l’irrompere nello spazio della
politica dei cittadini, delle cittadine e delle persone che vivono il territorio
dell’Isola attraverso un sistema diffuso di partecipazione di base finalizzato
all’elaborazione di politiche nuove e ad un costante e diffuso controllo
democratico su gli atti di tutti i livelli di Governo.
L’idea originaria dei Cantieri del programma regionale di Rita Borsellino
con questa nostra Carta va attualizzata e sistematizzata in un suo preciso
modello che determini un processo partecipativo che non sia mera
enunciazione teorica, ma una pratica politica reale e costante.
In questo senso, non si può non partire dalla consapevolezza di
rappresentare la Sicilia, ossia il territorio e il tessuto sociale dove l’Altra
Storia è stata concepita e ha fatto le sue prime esperienze di
programmazione e d’intervento nelle Istituzioni.
Va rinnovato, quindi, un grande processo di assunzione di responsabilità
collettiva di tanti uomini e donne che credono profondamente in se stessi
e nelle loro capacità d’innescare il cambiamento per destabilizzare
l’assurda equazione tra un presunto bene della Sicilia e l’occultamento
degli enormi problemi sociali, quali quello decisivo riguardante la presenza
sul territorio di un diffuso sistema mafioso origine, oltre che di immani
sofferenze per tantissimi siciliani, di tanti ritardi dell’Isola sul piano
sociale, economico e politico.
Il modello del movimento dell’Altra Storia vuole essere solo uno
strumento, agile ma impegnativo, per favorire il confronto attraverso la
conoscenza diffusa e la socializzazione dei problemi, rendere in positivo le
diversità delle opinioni, facilitare le sintesi necessarie per arrivare a delle
scelte democraticamente condivise.
Il resto, come sempre, lo potranno fare le donne e gli uomini che
aderiranno all’Altra Storia con la loro passione, la loro intelligenza e il loro
coraggio.
4
Un’altra Storia
Il modello organizzativo
Il modello organizzativo di Un’altra Storia Sicilia si pone in coerenza con
quanto sperimentato dalla sua costituzione e, in particolare, con la costruzione
del Programma Partecipato1. L’obbiettivo è quello di determinare condizioni di
“orizzontalità” tali da favorire nel concreto la massima e libera espressione
delle diverse soggettività aderenti e valorizzare appieno la molteplicità e la
pluralità che rappresentano senz’altro elementi forti in un itinerario di reale
cambiamento. La relazione, l’interazione, la reciprocità, insieme alla capacità di
ridare senso e valore alla gratuità e al piacere del servizio sono ”ingredienti”
indispensabili per attuare una vera riforma della politica e ridare
l’indispensabile speranza all’agire quotidiano mirato alla costruzione della
società di giustizia. Il modello va considerato in maniera dinamica, nel senso
che non è fisso ed immutabile, ma anch’esso sarà frutto di quanto si svilupperà
e radicherà e quindi oggetto di cambiamenti, conseguenti e coerenti.
1 Per Programma Partecipato s’intende il programma elettorale elaborato per la candidatura
di Rita Borsellino alla Presidenza delle Regione Siciliana nel 2006. E’ da notare che la sua
stesura ha visto la sperimentazione di un modello partecipato (I Cantieri per il programma)
mediante il contributo di circa 15.000 siciliani in una commistione fra rappresentanti dei partiti
de l’Unione e società civile organizzata e non.
5
* CANTIERI
MUNICIPALI
(ì)
* CANTIERI
TEMATICI
REGIONALI
(ììì)
* CANTIERI
TERRITORIALI
(ìì)
SOGGETTI
COLLETTIVI
A VALENZA
REGIONALE
FORUM
GIOVANI
LA RÆGIONE
DELLE DONNE
FORUM DEGLI
AMMINISTRATORI
LOCALI
GRUPPO DI
SERVIZIO
REGIONALE
DEL
PROGETTO
(I) TAVOLO
DEI
CANTIERI
TEMATICI
REGIONALI
* CANTIERI
MUNICIPALI (ì)
* CANTIERI
TEMATICI
REGIONALI
(ììì)
* CANTIERI
TERRITORIALI
(ìì)
SOGGETTI
COLLETTIVI
A VALENZA
REGIONALE
GRUPPO DI
SERVIZIO
REGIONALE
DEL PROGETTO
(I) TAVOLO
DEI
CANTIERI
TEMATICI
REGIONALI
SOCIETÀ SOCIETÀ
SOCIETÀ SOCIETÀ
6
* I CANTIERI DI Un’altra Storia.
I Cantieri rappresentano i luoghi della partecipazione e gli strumenti attraverso
cui si ridà centralità al presupposto partecipativo nella democrazia, asse portante
del progetto “Un’altra Storia”.
I Cantieri si articolano in:
- Municipali, a dimensione comunale.
- Territoriali, riferiti a zone con vocazione omogenea.
- Regionali, Cantieri Tematici.
ì. I CANTIERI MUNICIPALI.
Sono i luoghi in cui si pratica la democrazia partecipativa. Operano su
dimensione comunale e affrontano tematiche a carattere locale, territoriale e
regionale.
Assolvono alla funzione di Cantiere di comunità promuovendo in essa azioni di
mutualità. Ai Cantieri municipali partecipano le cittadine ed i cittadini che si
riconoscono nel progetto Un’altra Storia.
Sono animati e coordinati da Gruppi di servizio individuati dal Cantiere stesso e
al loro interno nominano due referenti -un uomo ed una donna- che ne
rappresentano le istanze.
I due referenti sono componenti dell’assemblea regionale di un’altra storia.
Per le grandi città metropolitane (Palermo, Catania, Messina) i Cantieri
municipali corrispondono alle circoscrizioni municipali.
Designano 4 delegati al Cantiere territoriale.
ìì. I CANTIERI TERRITORIALI.
Definiscono le idee forza di sviluppo locale riferite a territori a vocazione
omogenea e garantire che esso rappresenti un’effettiva crescita qualitativa di
quei territori e delle loro comunità.
Sono formati dai delegati dei cantieri comunali e da 2 rappresentanti per ogni
soggetto collettivo aderente al progetto e operante in quel territorio.
Sono animati dai Gruppi di servizio individuati dal Cantiere stesso e al loro
interno nominano due referenti referenti -un uomo ed una donna- che ne
rappresentano le istanze.
I due referenti sono componenti dell’assemblea regionale di un’altra storia.
Designano il/la referente componente il Consiglio regionale di Un’altra Storia.
7
ììì. I CANTIERI TEMATICI REGIONALI.
Assolvono alle funzioni di osservatorio delle attività del Governo e del
parlamento regionale e di elaborazione e proposte con riferimento ai campi
d’intervento dell’Ente Regione. Agiscono in rapporto interattivo con i Cantieri
Municipali e Territoriali cui garantiscono supporto in termini di competenze ed
esperienze.
Sono organizzati su base tematica. Ad essi partecipano esperti di settore,
operatori, organizzazioni sociali e quanti interessati. Sono coordinati da un
gruppo di servizio individuato dal Cantiere stesso. Al loro interno nominano due
referenti per area tematica che fanno parte del TAVOLO DEI CANTIERI TEMATICI
REGIONALI. Ogni cantiere designa un referente per il Consiglio Regionale
(I) TAVOLO DEI CANTIERI TEMATICI REGIONALI.
E’ formato da due referenti per Cantiere tematico regionale e serve innanzitutto
a dare organicità al lavoro dei cantieri tematici.
Il Tavolo si dota di un gruppo di servizio. In seno al Tavolo viene eletto un
coordinatore che è componente del Consiglio regionale.
(a) ASSEMBLEA REGIONALE DI Un’altra Storia.
COMPOSIZIONE, DURATA, CONVOCAZIONE
L’Assemblea regionale è composta da:
due referenti per Cantiere municipale,
da due referenti per Cantiere territoriale,
da due referenti per forum,
da un referente per area tematica del Tavolo dei Cantieri tematici regionali,
da due referenti per Soggetto collettivo di dimensione regionale aderente,
da componenti del consiglio regionale non compresi tra i soggetti sopraindicati.
L’Assemblea rimane in carica tre anni, viene convocata almeno una volta l’anno
per la verifica e la programmazione dell’attività.
L’Assemblea è convocata per iniziativa del Gruppo di servizio del progetto, può
essere convocata altresì su istanza di 1/3 dei Cantieri municipali attivi sul
territorio regionale.
La convocazione dell’Assemblea dovrà pervenire ai componenti almeno sei giorni
prima dalla data stabilita e può avvenire a mezzo di posta, e-mail o fax.
8
DECISIONI
Le decisioni all’interno dell’Assemblea avvengono per votazione. In I°
convocazione le decisioni sono assunte con la metà dei votanti più uno. In II°
convocazione con la maggioranza dei presenti.
I Componenti possono proporre modifiche o integrazioni all’ordine del giorno che
dovranno essere approvate dall’Assemblea regionale di Un’altra Storia.
COMPITI
L’Assemblea regionale definisce le linee programmatiche e verifica l’attività
svolta.
L’Assemblea è tenuta a cooptare i referenti dei Cantieri municipali che vengono
formalizzati dopo l’insediamento dell’Assemblea.
L’Assemblea elegge i propri rappresentanti nel Consiglio regionale in numero
fissato dall’Assemblea stessa non superiore a 10.
SOSTITUZIONI DEI COMPONENTI
L’Assemblea può procedere alla sostituzione dei propri componenti, qualora
questi si trovino nell’impossibilità di assolvere i loro compiti.
(b) CONSIGLIO REGIONALE DI Un’altra Storia.
COMPOSIZIONE, DURATA, CONVOCAZIONE
Il Consiglio regionale di Un’altra Storia è composto da:
un referente per Cantiere territoriale,
il coordinatore del Tavolo dei Cantieri tematici regionali,
un referente per soggetto collettivo di dimensione regionale aderente,
un referente per forum (Giovani, La Rægione delle donne, Amministratori locali),
dai membri eletti dall’Assemblea.
Il Consiglio rimane in carica per 3 anni dal suo insediamento.
Il Consiglio è convocato con una frequenza mensile.
DECISIONI
Le decisioni all’interno del Consiglio avvengono per votazione. In I°
convocazione le decisioni sono assunte con la metà degli aventi diritto al voto più
uno. In II° convocazione con la maggioranza dei presenti.
9
COMPITI
Una volta costituitosi, il Consiglio nomina il Gruppo di servizio regionale e al suo
interno individua un coordinatore. Il coordinatore dura in carica per 1 anno ed il
suo mandato è rinnovabile.
Il Consiglio promuove la realizzazione degli obiettivi individuati dall’Assemblea
regionale.
Il Consiglio ha la responsabilità del governo e dell’iniziativa politica di Un’altra
Storia in Sicilia.
Il Consiglio formalizza la costituzione dei Cantieri municipali, territoriali e
tematici regionali al Consiglio nazionale dell’associazione.
Il Consiglio può attivare settori, gruppi di lavoro ed individuare strumenti non
previsti dalla presente carta ma funzionali al raggiungimento degli obiettivi
dell’Associazione.
Il Consiglio approva il bilancio preventivo e consuntivo annuale.
Esercita fra i suoi compiti un ruolo di garanzia con riferimento ai valori e
contenuti del progetto associativo.
SOSTITUZIONI DEI COMPONENTI
Il Consiglio può procedere alla sostituzione dei propri componenti, qualora questi
si trovino nell’impossibilità di assolvere i loro compiti.
(1) GRUPPO DI SERVIZIO DEL PROGETTO.
Il Gruppo di servizio del progetto è nominato dal Consiglio regionale e dura in
carica tre anni.
Ha il compito di rendere esecutive le decisioni del Consiglio regionale e di
coordinare le attività dell’associazione con competenza regionale.
Il Gruppo di servizio convoca e presiede i lavori dell’Assemblea e del Consiglio
regionale.
Ha funzione di rappresentanza nei confronti di tutti i soggetti esterni
all’associazione a livello regionale.

Documento Politico

TRACCE PER IL DOCUMENTO POLITICO “UN’ALTRA STORIA”
PREMESSA
L’Italia è cambiata. Il Bel Paese dei valori, dei buoni sentimenti, della solidarietà,
dell’accoglienza, ha lasciato spazio in questi anni - e sempre più spesso- all’Italia della
paura e del bisogno, all’Italia del precariato e dell’assenza di riferimenti. Il recente
risultato elettorale non rappresenta l’inizio di qualcosa, ma il punto di arrivo di un
percorso avviato da tempo, da dopo tangentopoli.
Non si è compresa, o non lo si è compresa fino in fondo, l’importanza, la necessità di
far crescere i riferimenti positivi nella società moderna, di renderli qualcosa di vivo
attraverso il confronto e la partecipazione per elaborare insieme ai cittadini una nuova
politica dei valori, un nuovo alfabeto che fosse insieme alfabeto culturale, politico,
sociale. Che fosse, insomma, una nuova proposta per il Paese. Questa è mancata e fa
soprattutto difetto, alla Sinistra, la capacità di esserne il veicolo.
Trasformazioni, cambio di nome ai partiti, scissioni e ricomposizioni, sono state
avvertite più come processi interni, riservati a pochi, che come operazioni condivise o
cambiamenti necessari per stare al passo con un paese che diventava ogni giorno
diverso rispetto agli anni della guerra fredda e che, cambiando, perdeva lentamente di
vista - e continua a farlo ancora oggi in un processo inarrestabile- le fondamenta
dell’identità repubblicana disegnate dalla Costituzione.
Banalmente, ad una cultura politica distante ed autoreferente, la maggioranza degli
italiani ha sempre più preferito il linguaggio delle rivendicazioni personali, legate ai
propri bisogni e alle immediate paure. In altre parole, ad una cultura politica in grado di
coniugare aspirazioni individuali e trasformazioni/aspirazioni collettive, sulla base di
percorsi condivisi, si è sostituita una cultura dell’io e dell’oggi che è incapace di
rapportarsi agli altri e di sperare e comprende solo la demagogia del potere e la politica
come “amplificazione” di luoghi comuni.
Siamo al paradosso della democrazia, intesa unicamente come momento elettorale,
che consegna il potere a chi disprezza la stessa democrazia, considera eroe un
mafioso e si prefigge di eliminare la resistenza quale elemento fondante della nostra
Repubblica. Ottiene il successo chi riesce ad intercettare la protesta antipartitica, quella
che viene chiamata antipolitica e che contraddittoriamente esprime da un lato
aspirazioni ad una democrazia vera e coerente e dall’altro umori ed atteggiamenti intrisi
di populismo qualunquista e, non di rado, di autoritarismo e razzismo.
Il centrosinistra, insomma, ha perso le elezioni perché sta perdendo il Paese,
perchè non è stato in grado di rappresentare un’alternativa credibile al
berlusconismo, perché sta mancando di interpretare un modello morale e
culturale prima ancora che politico.
Per invertire questa deriva, servono chiare opzioni di fondo:
Una politica della verità, interpretata da atteggiamenti coerenti e quindi credibili. La
verità sulle condizioni di lavoro, sugli attacchi alla biosfera, sul ruolo delle mafie, sulla
violenza che si fa contenuto del tempo in cui viviamo.
Una politica della speranza, vissuta come progettazione democratica e partecipata. La
politica in cui i valori dichiarati vengono messi in atto effettivamente, producendo fiducia
reale.
Una politica che si dia gli strumenti per affrontare la questione culturale, di
un’alternativa da costruire e praticare, rispetto ad un insensato modello di sviluppo
basato sulla crescita illimitata, e la questione morale di rendere centrale la legalità
democratica, intendedola come un vero e proprio bene relazionale.
SCOPO DELL’ ASSOCIAZIONE
Davanti a questo scenario serve fermarsi e tornare a raffrontarsi con le persone. Siamo
convinti che la Sinistra – “radicale” e/o “moderata” - debba recuperare
un’identità smarrita, a partire dai valori propri assolutamente non negoziabili.
Identità non significa certezze assolute o nicchie ideologiche, piuttosto cammino
coerente di ricerca dei luoghi, dei soggetti, dei metodi della trasformazione culturale,
politica e sociale. Un cammino che abbia alla base un “nuovo umanesimo”, un
“umanesimo dell’inclusione” che riesca a costruire relazioni tra sensibilità, esperienze,
culture, promuovendo ed incarnando una politica “altra” all’interno di una società
disgregata, dove il mercato del lavoro massacra le identità collettive e le condizioni
urbane annientando i legami sociali, ostacolando fortemente la produzione di beni
relazionali.
L’associazione nazionale “Un’Altra Storia” nasce per rilanciare questa esigenza
già alla base del progetto promosso con la candidatura di Rita Borsellino a Presidente
della Regione Siciliana due anni fa e proseguito fino ad oggi in Sicilia nell’ottica unitaria
del centrosinistra. Un progetto che ha come obbiettivo la costruzione dell’alternativa
culturale e politica nel nostro Paese, nella prospettiva di una società di giustizia, dove
la politica torna ad incontrare la società e il quotidiano di ognuna/o, per ridare
identità ai corpi sociali e contribuire al senso e al significato all’esistenza.
L’ antimafia e la legalità democratica; la cultura delle differenze, della pace e della
nonviolenza; la giustizia sociale; lo sviluppo autonomo (inteso come crescita
qualitativa di territori e comunità) sostenibile sul piano sociale ed ambientale e
rispettoso delle tradizioni e dei modi di vita, dei luoghi, rappresentano, invece, i punti di
riferimento forti di coloro che si ritrovano nell’Associazione.
Per questo l’Associazione si propone come soggetto plurale FEDERATO E
FEDERATIVO, in grado di dare concretezza alle proposte e ai “sentimenti” delle realtà
locali, della base sociale e politica così troppo spesso dimenticata dai partiti e dai
programmi elaborati in questi ultimi anni.
LE CARATTERISTICHE DEL MOVIMENTO
Un movimento della partecipazione come metodo e strumento per l’azione di
governo
Devono essere colte le istanze e i fermenti che si muovono nella società reale e che
vanno valorizzati e veicolati attraverso strumenti di partecipazione diretta. Il movimento
deve organizzare luoghi veri di confronto, in cui i vari livelli di governo si avvicinino
realmente alla gente, non sulla base di spinte clientelari e populistiche, ma costruendo
programmi e istanze collettive.
Un movimento che non sfugge alle contraddizioni della politica
Occorre mettere in atto processi di cambiamento dal basso, affrontando come priorità il
tema della riforma radicale di un ceto politico che non ritiene di dover misurare i propri
comportamenti con l’etica e i valori che discendono dalla Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, dalla Costituzione Repubblicana e da tutti gli esempi mirabili di
esperienze, collettive e individuali, che in tutti i campi del vivere sociale hanno dato
lustro al nostro Paese e rappresentato un riferimento per le donne e gli uomini di buona
volontà.
Un movimento che si radica nel territorio
Il radicamento nel territorio deve essere perseguito per condurre una quotidiana attività
di controllo ed elaborazione politica, nella società e nelle Istituzioni, non legata alle sole
scadenze elettorali, ma costantemente presente nella vita pubblica e nei luoghi del
mondo del lavoro, della scuola e della società tutta. Occorre darsi, in tal senso, obiettivi
di efficacia e continuità anche attraverso la costruzione di un sistema di alleanze e di
confronto con altri soggetti politici e sociali, in grado di raccordare le esperienze locali di
partecipazione e di denuncia e di metterle in rete con altre.
Un movimento ispirato ad un autentico spirito di servizio
Non deve perdersi di vista l'obiettivo di ricercare nuove forme di democrazia che
consentano una migliore diffusione della cultura dei diritti e dei doveri da imporre come
contrasto alla cultura dei rapporti informali di patronage, di norma gestiti dai politici
come strumento di controllo clientelare ed affermazione delle oligarchie.
Un movimento che studia ed elabora sul territorio
Deve essere proseguita l'esperienza dei Cantieri per il programma partecipato di Rita
Borsellino con strutture tematiche di livello regionale e strutture territoriali di livello
municipale che facciano da supporto tecnico-politico a tutte le iniziative settoriali,
elaborando contenuti e proposte per il confronto con la società e con le Istituzioni.
Un movimento contro le mafie senza condizioni
Occorre porsi come alternativa radicale e incompatibile con tutte le forme di mafia.
Queste vanno intese come sistemi composti da organizzazioni tradizionali,
prevalentemente radicate in alcune aree del nostro Mezzogiorno d’Italia ma con grande
capacità di diffusione e adattività in altri territori. Esse sono però anche presenze
dominanti, di carattere militare e parassitario, sofisticate sul piano tecnologico, che
traggono dalle contraddizioni del mondo della politica e dell’economia, interna e
globale, le condizioni per il controllo di ingenti risorse finanziarie e di relazioni tra poteri.
Un movimento che crede nella società civile
Il riferimento essenziale è quello delle società civili di tutti Paesi, anche quelle in cui
l’esercizio delle libertà è più difficile perché da tanto tempo ostacolate attraverso la
violenza e la persecuzione di gruppi e movimenti civili improntati su valori di libertà e
democrazia. Occorre credere nella costruzione di società più giuste attraverso la
mobilitazione di interessi diffusi e al di fuori di gestioni autoritarie ed oligarchiche del
potere, dando voce e riconoscibilità a tutti i movimenti di base che sono
sottorappresentati nelle istituzioni e vogliono collegarsi in un’ipotesi di costruzione di
reti di solidarietà.
Un movimento che crede nella legalità democratica
La legalità democratica rappresentata dalla Leggi dello Stato è centrale, ma va
considerato il confronto e, se è il caso, il conflitto sociale, democratico e non violento,
non come un’insidia per la democrazia, ma come un’occasione permanente per la
società civile e politica d’incontrarsi con le Istituzioni, al fine di rimuovere ogni vincolo,
anche formalmente legale, che, di fatto, violi i diritti delle persone e rappresenti un
ostacolo ad una maggiore giustizia sociale.
Un movimento che provi a rendere evidenti i nessi tra legalità e sviluppo
Occorre progettare misure innovative e prospettive praticabili che consentano di
contrastare il sottosviluppo con misure socio-economiche in grado di valorizzare
l’approccio culturale di uno sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile.
Un movimento dei diritti e della solidarietà
Le persone che vivono e attraversano il nostro Paese devono avere la garanzia del
dialogo e la disponibilità a rimuovere le cause dell’ingiustizia sociale, promuovendo
politiche della sicurezza e dell’integrazione, contro posizioni autoritarie ed egoistiche.
Questo è possibile se saranno costruiti percorsi di pace a partire dalle periferie delle
città caratterizzate dall'esclusione e della prevaricazione, ma anche se sarà promosso
il dialogo tra governi e popoli, affidando alle relazioni internazionali e alle buone prassi
del confronto non-violento tra le persone la soluzione dei grandi squilibri socioeconomici
nel mondo, da decenni denunciati con sempre maggiore forza dalle più
grandi Autorità morali, laiche e religiose .
Un movimento che sceglie con chiarezza la propria collocazione ideale e politica
Pur in una logica di confronto con tutte le forze politiche e sociali democratiche, ci
riconosciamo nel campo delle forze di progresso, della sinistra libertaria e solidale, del
cattolicesimo democratico e di tutte le donne e gli uomini liberi che rifiutano fermamente
qualsiasi forma di discriminazione razziale, di genere e di orientamento religioso
politico, culturale e di qualsiasi altra natura. Una speranza di progresso è praticabile
solo se fondata nelle diversità, nella ricerca di sempre maggiori opportunità per tutti, nel
rifiuto incondizionato di ogni azione di ispirazione xenofoba e di ogni iniziativa tesa a
diffondere paure ed egoismi.

venerdì 13 giugno 2008

COMUNICATO STAMPA


SPALLITTA: Stabilizzazione LSU e deficit Amia – chiesta istituzione di una unità di crisi
Nadia Spallitta, consigliere del gruppo Un’Altra Storia – ha dichiarato:
<>.
Palermo, 11 giugno 2008
Nadia Spallitta – gruppo Un’Altra Storia
LA REPUBBLICA 12 giugno 2008
Precari in piazza per la stabilizzazione
...Ieri la questione dei precari del Comune di Palermo è approdata anche a Montecitorio...La consigliera comunale di Un'Altra Storia, Nadia Spallitta ha chiesto al prefetto di intervenire e di istituire una unità di crisi permanente <>....
COMUNICATO STAMPA
SPALLITTA : salta ancora una volta il Consiglio Comunale
Nadia Spallitta, consigliere del gruppo Un’Altra Storia – ha dichiarato:
< la tempestiva convocazione del Consiglio Comunale, per discutere soprattutto delle questioni relative al bilancio e alla gestione patrimoniale e finanziaria dell’Amia, il cui grave indebitamento rischia di determinare il dissesto del bilancio Comunale. E’ stata altresì chiesta la trattazione della mozione avente ad oggetto la revoca della Ztl. Tuttavia,ancora una volta, la maggioranza ha opposto un netto rifiuto, imponendo in modo irresponsabile la prima riunione utile del Consiglio solo dopo le prossime elezioni provinciali, continuando a lasciare, quindi, senza risposte le questioni connesse con il deficit delle società partecipate, nonché quella relativa al provvedimento istitutivo della Ztl>>.
Palermo, 10 giugno 2008
Nadia Spallitta – gruppo un’Altra Storia
Il Giornale di Sicilia 11 giugno 2008
Gli autonomisti vogliono vederci chiaro sulla gestione Cammarata e chiedono una conferenza
di M.R.
…Polemiche anche dalla minoranza. Che avrebbe voluto la riapertura immediata di Sala delle Lapidi, convocata invece per mercoledì 18. <Nadia Spallitta (Un’Altra Storia) – ma ancora una volta la maggioranza ha opposto un netto rifiuto, continuando a lasciare senza risposte tutte le questioni>>…

martedì 10 giugno 2008

Gravi irregolarità del comune

Ogg: comunicato stampa e articoli di stampa - gravi irregolarità nella gestione amministrativa del Comune di PalermoNadia Spallitta <nadiaspallitta@yahoo.it>:

COMUNICATO STAMPA SPALLITTA :
una nota della La Corte dei Conti denuncia gravi irregolarità nella gestione amministrativa del Comune di Palermo Nadia Spallitta ,
consigliere comunale del gruppo Un’Altra Storia – ha dichiarato: <> La consigliera Antonella Monastra aggiunge - <>. Palermo, 9 giugno 2008 Nadia Spallitta (gruppo Un’Altra Storia) Il Giornale di Sicilia 10 giugno 2008 SPALLITTA e FARAONE : conti del Comune al collasso <>. Lo afferma Nadia Spallitta, consigliere comunale di Palermo del gruppo <>. E Davide Faraone, consigliere del Pd, aggiunge : <>. LA REPUBBLICA 10 giugno 2008 di Antonio Fraschilla …per Nadia Spallitta e Antonella Monastra, di un’Altra Storia, <>…

mercoledì 4 giugno 2008

Programma del Candidato Presidente Franco Piro

Elezione del Presidente della Provincia di Palermo
15 e 16 giugno 2008
La Provincia che fa per voi
Programma del candidato Presidente
Franco Piro

1. La Provincia che fa per voi
La provincia regionale ha acquisito nuove importanti funzioni ma nonostante ciò non sono pochi coloro che si
interrogano sulla effettiva utilità dell'Ente Provincia. Occorre rispondere alle urgenze sempre più pressanti soprattutto
in una realtà come la Provincia di Palermo in cui occorre affrontare contemporaneamente i problemi che pongono
l'esistenza di una area metropolitana costiera che si estende ormai da Trappeto a Cefalù, nonché l'evidente
impoverimento delle aree interne.
La Provincia non deve occuparsi di cento cose minute, ma svolgere alcune funzioni indispensabili. L'identità e la
vocazione della Provincia sono nella sua capacità di promuovere sinergie, collaborazione, azioni convergenti di
soggetti pubblici e privati.
2. Intese istituzionali. Uno Statuto moderno per i cittadini
Per raggiungere questi obiettivi è necessario armonizzare l’attività dell’Amministrazione provinciale con quella della
Regione e del Comune di Palermo. Per riuscire a rendere la Provincia una istituzione veramente utile, è necessario
rivedere lo stato di attuazione delle funzioni trasferite dalla Regione e le possibilità di collaborazione con il capoluogo
ed è necessaria una revisione dello Statuto che dia spazio agli strumenti di democrazia diretta. Per questo pensiamo ad
una nuova Intesa istituzionale con la Regione per stabilire in modo chiaro e definitivo le funzioni attribuite alla
Provincia e le risorse ad essa destinate. Allo stesso modo vogliamo siglare una Intesa con il Comune di Palermo. Il
modello della Provincia deve corrispondere a una “città senza periferia”.
3. I valori di riferimento
3.1 La legalità e la lotta alla mafia
Intendiamo la sicurezza come protezione dei cittadini da ogni minaccia o pericolo. È un’idea di “sicurezza a tutto
tondo”. La sicurezza così intesa è parte integrante di un percorso di sviluppo socio-economico del territorio che ha
come obiettivo quello di creare occupazione legale, non succube di ricatti e lavoro nero.
E' necessario che la Provincia giochi un ruolo attivo nell'assegnazione e nella gestione dei beni confiscati alla mafia.
Va elaborato un “protocollo provinciale per la sicurezza locale”, da portare all’attenzione del Prefetto, del Questore e
dei Comandanti provinciali delle altre forze di polizia dello Stato, che deve dare riconoscimento e sostegno a
fenomeni di protagonismo sociale e rottura culturale con prassi illegali, come i recenti movimenti contro il pizzo e il
racket e le scelte operate da Confindustria.
3.2 Partecipazione, programmazione e trasparenza
Ogni processo di intervento mirato al rilancio dello sviluppo locale deve partire dalle risorse locali per valorizzarle in
un progetto di sviluppo integrato, partecipato e sostenibile. Compito della Provincia sarà attivare, con il
coinvolgimento e la collaborazione degli enti locali, forme di partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla
definizione degli strumenti di pianificazione territoriale o di programmazione per lo sviluppo. In questo quadro
prenderà corpo la redazione e l’attuazione di un bilancio partecipato.
3.3 La democrazia di genere
Crediamo necessario rafforzare l’impegno della Provincia per la democrazia di genere ampliando gli spazi di
partecipazione e lo sviluppo delle pari opportunità nella organizzazione della macchina amministrativa e nella
composizione della nuova Giunta.
Per garantire la trasversalità delle politiche di genere, promuoveremo un Tavolo per le Pari Opportunità istituito presso
la Presidenza e la redazione del Bilancio di Genere, nell'ambito di un più articolato Bilancio sociale.
3.4 L'etica per l'Amministrazione pubblica.
Per essere una istituzione utile la Provincia deve garantire ai cittadini benefici maggiori dei costi che essi sostengono
per mantenerla in vita. In una situazione di crescente difficoltà per le famiglie italiane la pubblica amministrazione
deve essere all’altezza delle sfide che le sono di fronte, anche sotto il profilo della propria auto-riforma e della
capacità di controllare ed eliminare le degenerazioni presenti al proprio interno. Per questo è fondamentale da un lato
tagliare e dall'altro razionalizzare i costi della politica e della Pubblica Amministrazione. Primo segnale in questo
senso sarà riduzione del numero degli Assessori. Tutti i componenti della nuova Amministrazione provinciale
dovranno sottoscrivere un codice etico e dichiarare di essere esenti da sentenze o procedimenti per reati contro la
Pubblica amministrazione o contro la persona.
3.5 La cooperazione fra territori e la cooperazione internazionale
Condizione per lo sviluppo della Provincia di Palermo è costruire coesione fra i diversi territori. La Provincia deve
dotarsi di un proprio Ufficio per le relazioni internazionali che guardi a nord ma anche a sud, che sappia costruire
percorsi e progetti di cooperazione tanto verso l’esterno quanto verso l’interno, facendo assumere un ruolo anche
politico nella promozione di processi di pace e collaborazione fra tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
4. Il Piano strategico provinciale
La provincia individua nel Piano Strategico territoriale generale lo strumento più adatto, in armonia con i nuovi
indirizzi dell’Unione Europea, per progettare il territorio mettendo in campo un meccanismo che agisce in parallelo
con il livello regionale e con quello comunale. Il piano strategico sarà anche lo strumento di orientamento nel processo
di utilizzo dei fondi della Programmazione Comunitaria 2007/2013, dove diventerà fondamentale non disperdere le
risorse ma riuscire a investirle nella stimolazione dei fattori di sviluppo.
5. Porre la Provincia al centro del Mediterraneo
La Sicilia deve riuscire, nello scenario che ha come obiettivo l’area di libero scambio del Mediterraneo, a proporsi
come piattaforma di connessione tra l'Europa e la sponda Sud, tra l'Occidente e l'Oriente.
Il territorio provinciale ha tutte le caratteristiche per proporsi come polo di attrazione dell'intero bacino del
Mediterraneo.
5.1 Risanare e valorizzare il mare e le coste
Vogliamo rilanciare questa straordinaria opportunità di crescita per la nostra Provincia. Pensiamo a un progetto
integrato tra Comuni costieri, Provincia e Regione per valorizzare la vocazione turistica, ambientale, produttiva e
commerciale del nostro litorale. La Provincia dovrà coordinare interventi per la qualità del mare e delle spiagge,
adottando strategie condivise di demolizione e ricostruzione, investendo su un asse della mobilità sostenibile. Va
sostenuta la filiera della nautica che include oltre alle attività produttive e di sub fornitura, le attività di servizio e di
commercializzazione, e soprattutto le attività legate al turismo nautico. Ancora, crediamo sia necessario utilizzare
incentivi e sanzioni per favorire la riduzione di immissioni nocive nelle falde acquifere, potenziare il sistema di
controllo degli scarichi delle acque e completare o ammodernare i sistemi di depurazione delle acque reflue.
5.2 Rilanciare il Piano Energetico Provinciale
Va rilanciato il ruolo del Piano Energetico provinciale verso strategie più incisive per un futuro sviluppo sostenibile,
per passare da una gestione centralizzata dell’energia a un sistema integrato di impianti locali a basso impatto
ambientale, promuovendo una vera sinergia con tutti gli attori del territorio, in particolare quelli specializzati tanto
all'interno del mondo universitario e della ricerca che nel mondo dell'impresa privata.
5.3 L'istruzione e il diritto allo studio
Occorre creare un unico assessorato che comprenda e gestisca unitariamente la Pubblica Istruzione, l’edilizia ed il
patrimonio scolastico, l’Istituto Provinciale di Cultura e Lingue. Occorre ridurre il costo degli affitti che ha sfiorato i
150 milioni di euro. Un forte investimento in materia di nuova edilizia è quindi fondamentale. E’ improcrastinabile
l’adeguamento alle norme di sicurezza degli edifici e il totale abbattimento delle barriere architettoniche. Vogliamo
lanciare un nuovo programma, che chiameremo “La Provincia di Palermo verso la società della conoscenza”, per
portare le scuole della Provincia al livello europeo in termini di: dotazioni informatiche, aule multimediali per lo
studio delle lingue e strutture sportive. E’ necessario progettare la realizzazione di quattro nuovi istituti di scuola
secondaria. Il Consorzio Universitario della Provincia di Palermo deve assumere maggiore incisività attraverso anche
lo sviluppo dell’internazionalizzazione nei campi che sono maggiormente all'attenzione della ricerca legata al nostro
territorio: la biologia marina, le energie rinnovabili, lo studio e la prevenzione dei fenomeni sismici, l'archeologia.
6. Creare valore aggiunto
6.1 Sostegno all’occupazione: impresa e formazione
La Provincia di Palermo ha negato negli ultimi anni il ruolo fondamentale della promozione di nuovi posti di lavoro.
E' fondamentale che le normative sulle politiche attive del lavoro e della formazione trovino rapida applicazione,
permettendo alla Provincia di avere un ruolo chiave in questi fondamentali settori, realizzando interventi di
formazione professionale che nascano dall'analisi dei bisogni del territorio. Allo stesso tempo, si possono già mettere
in atto diverse forme di politica attiva del lavoro creando una rete territoriale di sportelli che diano ai ai disoccupati e
soprattutto ai giovani il fondamentale servizio dell'informazione e dell'orientamento. Rispetto ai grandi sistemi
industriali e di servizi, è evidente che la risposta alla crisi attuale può venire solo da un rilancio che tenga conto di
scenari nazionali ed internazionali e quindi si muova sul terreno dell'innovazione e della ricerca per aumentarne la
competitività in termini qualitativi. La Provincia deve farsi promotrice di un accordo di programma quadro per lo
sviluppo e il sostegno della ricerca, mettendo in sinergia l'Università, il CNR, i Consorzi già esistenti, i gruppi
industriali, il tessuto delle piccole e medie imprese. Punto chiave di tali processi saranno le possibilità di accedere alle
certificazioni di qualità. La Provincia deve reintrodurre un proprio sistema di incentivi alla piccola impresa, sia quelle
di tipo artigianale sia quelle a forte vocazione tecnologica. Alle PMI va garantito sostegno per l'accesso al credito, così
come forme di facilitazione per l'accesso ai mercati nazionali ed internazionali. Sul piano infrastrutturale, la Provincia
deve assumere un ruolo centrale nell'organizzare e realizzare una mappa delle aree produttive presenti e necessarie.
6.2 Lo sviluppo rurale, l'agricoltura di qualità e l'artigianato alimentare
Si tratta di un settore di grande rilievo, costituito da produzioni agricole e della trasformazione alimentare. Pensiamo
sia necessario lavorare per favorire l’attivazione sul territorio dei distretti agricoli rurali e agroalimentari di qualità,
promuovere sul territorio la predisposizione e la realizzazione dei Programmi Integrati Territoriali (PIT) previsti nel
Piano di Sviluppo Rurale. Pensiamo sia possibile contribuire alla realizzazione di un grande mercato del prodotto
locale (“Farmer’s Market”), dove gli agricoltori possano commercializzare il prodotto ortofrutticolo fresco (prodotto
“a chilometro zero”) rintracciabile, di origine certa e a prezzi calmierati. Inoltre, sostenere la qualità dei prodotti vuol
dire promuovere attività promozionali che diano all’artigianato alimentare di qualità la possibilità di trovare nuovi
mercati. La Provincia potrà giocare un ruolo fondamentale nel sostenere i processi di riconversione al biologico e
sostenerne il mercato. Pensiamo alla necessità di sviluppare la multifunzionalità dell’agricoltura, sostenendo il nuovo
settore delle agro-energie, la crescita di un’agricoltura sociale e di servizi, l’esperienza delle fattorie didattiche,
incrementando il turismo con il rilancio degli agriturismi.
6.3 Il turismo
Come nelle maggiori città italiane ed europee, i borghi, i palazzi storici, i casali rurali così come i borghi marinari
della provincia possono però rappresentare un volano di sviluppo economico. Vogliamo definire un piano generale e
strategico che faccia interagire promozione, accoglienza, assistenza e mobilità, e che permetta agli attori coinvolti di
conoscere le tendenze e gli interventi previsti nel medio periodo. Il nostro progetto è centrato sullo sviluppo
dell’albergo diffuso. L’incentivazione turistica è possibile solo se si è in grado di offrire un prodotto di qualità: qualità
ambientale, dei servizi, del contesto di accoglienza (cultura, gastronomia, svago, etc.). Sarà compito della Provincia
proporre un piano promozionale per l’offerta turistica integrata che preveda l'inserimento online di tutte le strutture
turistiche della provincia che potranno quindi usufruire di servizi telematici centralizzati ad esempio per la
prenotazione e per il pagamento con un notevole contenimento dei costi di gestione per i singoli esercizi. Una attività
di promozione specifica riguarderà il turismo congressuale curando l’investimento su infrastrutture tecnologicamente
avanzate, capaci di rispondere ad una domanda che spesso non trova adeguate risposte nella nostra provincia
Occorrerà attrezzare la Provincia per l'esercizio delle funzioni della soppressa AAPIT.
6.4 L'ambiente: dai vincoli alle opportunità
Per valorizzare pienamente la nostra ricchezza ambientale è necessario che la politica in questo settore non sia più
ispirata dalla cultura dei vincoli ma passi invece a quella della creazione di opportunità. Il primo compito è certamente
quello del coordinamento delle varie istanze e delle diverse competenze che agiscono sul territorio. La Provincia dovrà
assumere una capacità di promozione e di stimolo, nei confronti dei Comuni, perché tra l’altro si impegnino a portare
avanti i processi indicati in Agenda 21 per le realtà locali e ad ottenere livelli di visibilità e qualità ambientale
riscontrabili in una certificazione (EMAS). La Provincia, inoltre, promuoverà iniziative per la tutela degli ecosistemi
territoriali ancora privi di salvaguardia.
6.5 I Beni culturali e la cultura
Occorre ragionare in termini di sistema, che vuol dire mettere in rete le diverse realtà che agiscono nel territorio della
Provincia realizzando uno o più sistemi organizzati volti alla valorizzazione dei beni culturali. In questa ottica si
possono ipotizzare dei “sistemi” legati a realtà Istituzionali ma anche un sistema dell’effimero che metta insieme i riti
e le feste che costituiscono l’ossatura dell’identità del territorio. Nelle diverse realtà periferiche locali va promossa la
creazione di luoghi di aggregazione e di crescita culturale della comunità. L’idea è quella di definire una mappa degli
immobili di proprietà della Provincia e studiarne un piano d’uso al fine di assegnare tali immobili per la promozione
dell’imprenditoria nel settore della cultura. La Provincia Regionale dovrà creare degli sportelli informativi per
l’accesso ai fondi europei e ai progetti di partenariato e si impegnerà sia per l’incremento di importanti eventi
culturali, sia per favorire una vera e propria attività decentrata delle grandi istituzioni culturali presenti nel territorio.
6.6 La comunicazione, l'informatizzazione e le nuove tecnologie
I diversi livelli di accesso e competenze relative alle nuove tecnologie dell'informazione rappresentano un freno
sempre più rilevante per lo sviluppo del nostro territorio e determinano una frattura molto forte tra il capoluogo e i
piccoli Comuni. Sfruttando le possibili sinergie con gli operatori pubblici e privati che già operano nel nostro territorio
è possibile realizzare in due anni un progetto di diffusione gratuita del Wi-Fi in tutta la provincia a costi contenuti. In
quest’ottica occorre: a) assicurare a tutti i Comuni la stessa accessibilità alle information technologies; b) sostenere le
piccole e medie; c) contribuire alla alfabetizzazione informatica. Al contempo, intendiamo accelerare la migrazione
verso l’open source per tutte le postazioni con personal computer assegnate ai dipendenti dell’amministrazione
provinciale.
7. I servizi alla persona
La Provincia è utile se riesce a mettere al centro della sua azione le persone in carne e ossa, con i loro bisogni, diritti e
responsabilità, dando voce a chi ancora non ce l’ha.
7.1 La partecipazione e la sussidiarietà per i servizi sociali
La legge quadro nazionale sui servizi sociali e le Linee guida regionali per l’attuazione del piano socio-sanitario
assegnano alla Provincia un ruolo centrale. Comunità locali, famiglie e persone devono diventare soggetti attivi delle
politiche sociali e partecipare da protagonisti nella progettazione e nella realizzazione del sistema. Onlus, cooperative
e soggetti del volontariato, associazioni e enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato, enti riconosciuti
delle confessioni religiose dovranno essere coinvolti nella programmazione, organizzazione e gestione dei servizi. Una
banca dati dei servizi a ciclo diurno esistenti dovrà servire a definire gli standard minimi di riferimento e a segnalare le
buone pratiche da incentivare. E' inoltre fondamentale che alle politiche sociali e per la persona sia data una adeguata
priorità nella gestione delle risorse economiche al fine di evitare ritardi nei pagamenti dei servizi, che in questo settore
più che in altri sono assolutamente intollerabili.
7.2 Le politiche per i giovani e con i giovani
I giovani devono divenire destinatari di una specifica attenzione attraverso un Ufficio speciale che coordini gli
interventi di diversi rami dell'Amministrazione. Occorre favorire l'apertura del mondo giovanile della nostra provincia
verso il mondo esterno, attraverso la promozione dei programmi comunitari e attraverso l'istituzione di una rete
provinciale di sportelli Informagiovani che diano supporto e orientamento. Va attivato un Forum provinciale che veda
la partecipazione diretta dei giovani e delle loro associazioni, dando spazi di interazione reale con l'Amministrazione e
permetta di influenzarne le scelte.
7.3 L'inclusione sociale
Sotto questo titolo è necessario individuare e consolidare linee di intervento mirate ad alcuni obiettivi prioritari:
rafforzare gli interventi per le persone disabili, coinvolgendo queste ultime e le loro famiglie; diffondere la cultura
dell’affidamento familiare dei minori per tutelarne il diritto “alla propria famiglia”; formare operatori per la creazione
di equipe interdisciplinari e intercomunali su temi di intervento sociale in particolare rivolto ai minori; realizzare
percorsi formativi e di qualificazione finalizzati al reinserimento e alla crescita personale degli ex detenuti e dei
soggetti a rischio di devianza; attivare luoghi e strutture per la valorizzazione delle persone anziane che mettano le
loro capacità e le loro attitudini a disposizione delle comunità; definire un “progetto di accoglienza” rivolto ai migranti
e alle rispettive comunità.
7.4 Un impianto sportivo in ogni comune
Le politiche per lo sport si articoleranno su quattro linee guida: impiantistica sportiva; sport e scuola; sviluppo e
sostegno dell’associazionismo sportivo; la collaborazione con il CONI, le Federazioni e gli Enti di Promozione
Sportiva. A partire da un censimento sulla situazione nei Comuni del territorio, pensiamo a un programma di
interventi finalizzati alla realizzazione di almeno un impianto sportivo in ogni comune che ne sia attualmente privo,
investendo sulle aree di competenza degli edifici scolastici provinciali.
8. Il Governo dei problemi
8.1 La mobilità e i trasporti sostenibili
La Provincia intende adottare i principi della “mobilità sostenibile” che significa tener conto delle relazioni tra aspetti
economici, ambientali e sociali, orientare la domanda e l’offerta di trasporto verso le diverse modalità, fare riferimento
a forme di pianificazione integrata, garantire la conservazione delle risorse per le generazioni future. Questa nuova
politica sarà perseguita attraverso: l’istituzione di un Assessorato “Mobilità sostenibile, Infrastrutture, logistica e
gestione dei trasporti”, l’adozione di un Piano territoriale di Coordinamento e la interlocuzione politico-istituzionale
nelle diverse sedi e scale di competenza. Obiettivo fondamentale riguarda il potenziamento delle reti e dei servizi di
trasporto collettivo con particolare attenzione ai programmi di intervento sulla rete ferroviaria dell’area metropolitana.
Va ridotta la congestione del pendolarismo scolastico. La Provincia, senza disperdere le risorse in troppi improbabili
progetti, intende concentrare le forze su pochi interventi strategici. L’Aeroporto di Palermo non può crescere se non
migliorano i servizi aeroportuali, se non si realizza una area cargo, se non migliorano i collegamenti con il contesto
territoriale .Occorre realizzare un sistema portuale di cabotaggio che integri le funzioni e la gestione dei porti di
Palermo e Termini Imerese. Funzione strategica si attribuisce alla realizzazione di un servizio di trasporto su rotaia
costiero tra Cefalù e l’Aereoporto di Punta Raisi. Per quanto riguarda la viabilità, si ritiene utile approfondire le
valutazioni sulla realizzabilità di un collegamento fra le autostrade PA/TP e PA/ME/CT attraverso un percorso che
“salti” la città di Palermo e si ponga come asse di riferimento per vaste zone interne della Provincia. L'obiettivo
generale è quello di eliminare le strozzature, consentire l'accesso alle principali reti di comunicazione ad ogni realtà
territoriale provinciale.
8.2 La sicurezza a tutto campo
La sicurezza stradale
L’impegno maggiore è sul miglioramento delle infrastrutture viarie in proprietà e gestione, alla base del quale ci sarà
una seria analisi dell’incidentalità, in modo da poter intervenire, progettualmente ed operativamente, per la riduzione
ed annullamento del rischio a partire dai luoghi dove esso è statisticamente rilevato.
La sicurezza e la tutela dei consumatori
La Provincia si farà promotrice di iniziative concordate con le organizzazioni di categoria del mondo industriale,
dell’artigianato, dei prestatori di servizi, con le organizzazioni sindacali e con quelle che rappresentano il mondo
dell’agricoltura e le associazioni dei consumatori. L’obiettivo è quello di dare risposta, attraverso un collegamento ed
uno scambio continuo, alle esigenze ed ai problemi del cittadino-consumatore, sia in termini di qualità dei servizi e dei
prodotti sia in termini di contenimento dei loro costi.
Si intende, innanzitutto, dare vita ad una “Rete di difesa dei consumatori”
La Protezione civile
L’Amministrazione Provinciale deve farsi parte attiva di un sistema dentro il quale i diversi soggetti che concorrono
all’attività di prevenzione e previsione, insieme a quelli che si occupano del soccorso e della protezione della
popolazione collaborino in modo sinergico.
8.3 I rifiuti: da problema a risorsa
Gli ultimi anni hanno visto un peggioramento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, dovuto al Piano
regionale che si è basato sulla costituzione di Aziende ATO tanto costose quanto squalificate, salvo rari casi di
eccellenza. Occorre un radicale cambiamento di rotta e di strategia, che si basi sull'applicazione anche nel nostro
territorio delle migliori esperienze europee, a partire dalla “gerarchia delle quattro R: riduzione, riuso, riciclaggio e
recupero” dei rifiuti. Sarà ncessario favorire contestualmente la realizzazione sul territorio di strutture logistiche di
supporto alla raccolta differenziata, quali gli ecocentri, a servizio di uno o più Comuni. Così impostato, il ciclo dei
rifiuti può richiedere la realizzazione di impianti di smaltimento finali, certamente non di grandi dimensioni e che
utilizzino le migliori tecnologie esistenti, soprattutto in funzione della salvaguardia dell'ambiente e della salute. E'
necessario realizzare un accordo di programma con il sistema delle aziende di gestione dei rifiuti nel territorio
provinciale che porti alla attivazione di una filiera corta per la raccolta differenziata, per la produzione in ambito
provinciale di materie prime seconde e di prodotti derivati dal riciclo. Questi obiettivi dovranno essere accompagnati
da una forte razionalizzazione degli ATO esistenti – per ridurli ad uno solo nella Provincia – e da una chiara
separazione tra le funzioni dell'autorità d'ambito di programmazione e controllo da quelle della società di gestione del
ciclo dei rifiuti.
8.4 Proteggere la ricchezza e la disponibilità delle acque
Gli ultimi anni hanno visto l'avvio di un processo di privatizzazione del servizio idrico nella nostra Provincia non
condivisibile per la mancanza di un sistema di monitoraggio dell'uso, di una politica del risparmio idrico, per
l'aumento delle tariffe e la carenza dei servizi. Il processo di privatizzazione condotto dall'Amministrazione
Provinciale uscente è stato viziato sul piano formale e sul piano etico sostanziale. Il rifiuto della maggioranza dei
sindaci di cedere al gestore privato le reti comunali è la prova di un percorso che è stato forzato dall'Amministrazione
provinciale e che non ha avuto rispetto per le esigenze dei territori espresse dalle Amministrazioni comunali. Il primo
impegno della prossima Amministrazione Provinciale sarà dunque quello di verificare le condizioni perché si giunga
ad una revoca dell'affidamento ai privati, anche alla luce della moratoria stabilita a livello nazionale dei processi di
privatizzazione dell'acqua. Il secondo passo sarà quello di ristabilire un clima di vera collaborazione, fiducia e sinergia
con tutte le Amministrazioni locali interessate che non dovranno più subire ricatti ma sentirsi parte di un processo
condiviso e partecipato per il bene dell'intera comunità. La Provincia dovrà in ogni caso svolgere da subito un ruolo
attivo che si deve qualificare nella capacità di identificare livelli di servizio elevati e raggiungibili in tempi certi,
perseguendo contemporaneamente obiettivi ambientali che consentano il miglioramento dei corpi e delle risorse
idriche. Si tratta in sostanza di stimolare la nascita di un vero soggetto regolatore che garantisca l’equità delle tariffe
applicate e la possibilità di procedere alla loro revisione.
9. Le risorse umane e organizzative e finanziarie
Il primo impegno organizzativo sarà la costituzione di un forte “Ufficio del Programma” presso la Presidenza della
Provincia, incaricato di monitorare l’attuazione del programma nel corso del quinquennio, per risponderne a tutti i
cittadini, agli Enti locali, ai Consiglio provinciale. L’organizzazione dell’apparato amministrativo risponderà sia alla
esigenza di attivare nuove funzioni essenziali, che a quella di potenziare l’offerta di professionalità.
Il maggiore investimento sarà, tuttavia, sul “capitale umano” dell’amministrazione provinciale. Le caratteristiche
proprie di una (buona) Provincia, che non pretende di sostituirsi ai Comuni, ma impegna le sue migliori risorse nelle
attività di pianificazione, programmazione e coordinamento, impongono una radicale riconversione della cultura
professionale dell‘Amministrazione, sempre più protesa al “far fare” piuttosto che “al fare”.
Dovremo rendere reale e tangibile una cultura della sussidiarietà: verticale, verso i Comuni, e orizzontale, verso le
potenzialità della società civile.
Nella elaborazione degli strumenti finanziari la Provincia intende assumere tre principi: la programmazione delle
risorse; la gestione attiva del bilancio; la partecipazione democratica alle scelte.
Dobbiamo innanzitutto fare una scelta che riguarda la predisposizione di un vero e proprio Documento di
programmazione economica e finanziaria (DPEF) provinciale. Il Bilancio Sociale sarà occasione di confronto
permanente e quindi di partecipazione larga per gli Enti locali, le forze sociali organizzate, le associazioni dei
cittadini. Allo stesso modo si procederà con gli strumenti finanziari veri e propri, secondo una metodologia che
asseveri il principio del “bilancio partecipato”.
Grande cura sarà dedicata alla individuazione delle fonti di finanziamento ed al reperimento delle risorse nazionali e
comunitarie, attivando un apposito ufficio incaricato di seguire passo passo l’evoluzione normativa e la
predisposizione di strumenti finanziari.
Verrà attentamente valutato il ricorso al mercato dei capitali e ci si adopererà per l'innalzamento del rating dell'Ente.
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